Wednesday, July 6, 2016

My muse

Amy Winehouse
If you’re wondering, and you’re probably not, why I haven’t written in a while, well, you can blame it on my muse. She came in a tornado of words and then left me wasted. I feel so used.

Se ti stai chiedendo, e probabilmente non è il caso, perché non scrivo da un po’, beh, puoi dare la colpa alla mia musa. È arrivata in un vortice di parole per poi lasciarmi sfinita. Mi sento usata.

According to a Woody Allen film I watched last night, behind the literary ambitions of male writers with small testicles is a beautiful young woman, a real-life muse. To write well, I too need a muse, and although mine is not of the flesh-and-blood kind, she is definitely a woman. Something between a goddess and a diva, an Amy Winehouse of sorts, my muse is fine-boned and no-nonsense, fragile and sexy, an old soul on the verge of a nervous breakdown.

Secondo un film di Woody Allen che ho visto ieri sera, dietro le amibizioni letterarie di scrittori maschi dai testicoli piccoli c’è una bellissima donna giovane, una musa nella vita quotidiana. Pure io per scrivere bene ho bisogno di una musa, e anche se la mia non è una in carne ed ossa, è senz’altro femmina. Un incrocio tra dea e diva, una specie di Amy Winehouse, la mia musa è di lineamenti sottili e modi non negoziabili, è fragile e sexy, un’anima che dopo tante reincarnazioni si trova sull’orlo di una crisi di nervi.

She arrives in a balmy storm, the edge of a Pacific cyclone, and whispers tingling phrases into my ear. As I cook the kids pancakes, she bosses me around until I run to the chalkboard to get it all down. She follows me to the playground or the zoo, and I end up with words tattooed up my arms until I can get home. In the dark on the verge of sleep, my muse creaks open the curtains and breathes into my hair, and the only way to get her to leave is to get up and bathe in the blue light of the computer. It’s all exhilaration and alliteration, music and diamonds; it’s like being in love. A few recent blasts of her have left only the bones of my original manuscript and fleshed it out in her likeness.

Arriva in una tempesta calda, l’orlo di un ciclone nel Pacifico, e sussurra parole che mi vibrano nell’orecchio. Mentre preparo le frittelle ai bambini, lei mi comanda a bacchetta finché non corro alla lavagna per annotare il tutto in gesso. Mi segue fino al parco giochi o allo zoo, e finisco con le braccia tatuate di parole fino al rientro a casa. Al buio nel dormiveglia, la mia musa apre uno spiraglio della tenda e mi sospria nei capelli, e l’unico modo per scacciarla è alzarmi per immergermi nella luce blu del computer. È tutta eccitazione e allitterazione, musica e diamanti, è come essere innamorati. Sono bastate poche di tali raffiche recenti perché lei lasciasse soltanto le ossa del mio manoscritto originale e lo rimpolpasse nella sua immagine.

Her abrupt departure leaves my hair tied in knots, my eye make up smudged, the sky flat. She is to blame for my subsequent migraines, low blood pressure and iron deficiency. And I’m counting the days till I can see her again.

La sua partenza improvvisa mi lascia con i capelli annodati, il trucco intorno agli occhi sbavato, il cielo appiattito. Do la colpa a lei per le mie successive emicranie, pressione bassa e carenza di ferro. E sto contando i giorni che mancano al suo ritorno.

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