Wednesday, February 10, 2016

Marbles in the mouth

Click on the link below to see comedian Andriano Celetano 'teaching' his students how to speak English (the lyrics are gibberish) https://www.youtube.com/watch?v=-VsmF9m_Nt8&feature=player_detailpage

How strange that after fifteen years in the Land of the Long White Cloud I still can’t get my tongue around the New Zealand accent. I couldn’t correctly mimic a single sentence even if my children’s lives depended on it.

Strano che dopo quindici anni nella Terra dalla Lunga Nuvola Bianca ancora non riesco a riprodurre l’accento neozelandese. Non sarei capace di correttamente imitare una sola frase neanche se ne dipendesse la vita dei miei figli.

Maybe it’s actually because I can’t get my ears around Kiwi English. The other morning before work my husband, a New-Zealand-raised education manager, said that he was introducing a business conference on friends with benefits. It took me a while to grasp that he meant fringe benefits. At least the misunderstanding gave him the funny opening line he needed to loosen up the audience.

Ma forse questo è dovuto piuttosto alla mia incapacità di sentire l’inglese ‘kiwi.’ L’altra mattina prima di andare a lavoro mi ha detto mio marito, direttore didattico cresciuto nella Nuova Zelanda, che avrebbe introdotto una conferenza sui friends with benefits (amici di letto). Ci ho messo un po’ per capire che parlava di fringe benefits. Almeno il fraintendimento gli ha dato la battuta di apertura che gli serviva per scioglere la platea.

When my husband is outside doing Kiwi stuff like hammering a deck or fixing the gutter, he listens to New Zealand talk radio. Muffled through the kitchen window, to me it’s not English but complete gibberish, like someone talking with marbles in their mouth. Not just challenging but decidedly unappetizing.

Quando mio marito sta fuori ad affaccendarsi alla kiwi – martellando il terrazzino o riparando la grondaia – ascolta la talk radio neozelandese. Smorzato attraverso la finestra della cucina, non è inglese ma un linguaggio completamente privo di senso, come se si parlasse con la bocca riempita di biglie. Non solo arduo ma decisamente poco appetitoso.

My littlest boy sometimes speaks gibberish too, but not in his ‘native’ Italian, in which he goes on very coherently about which t-shirt he’d like to wear, where he threw his blue dummy, what toucans eat for breakfast. All in a musical rhythm with the purest vowels.

Anche mio figlio più piccino dice cose senza senso – ma non nella sua ‘madrelingua,’ l’italiano, nel quale blatera con la massima coerenza di quale maglietta che vuole indossare, dove ha buttato il ciuccio blu, cosa mangiano i tucani a colazione. Il tutto con un ritmo musicale e le vocali più pure.

It’s only recently that he started learning English, from of Dora the Explorer, which in its dubbed Italian version teaches a sort of mangled English. So these days when my little one talks gibberish it’s him getting his tongue around English, and it sounds like…marbles in the mouth.

È solo di recente che ha iniziato a imparare l’inglese, da Dora l’esporatrice, un programma che doppiato in italiano insegna una specie di inglese storpiato. Allora in questi giorni quando il pupo dice cose incomprensibili è il suo modo di esercitarsi a pronunciare l’inglese, e il risultato è proprio come…parlare con le biglie in bocca.

Maybe it’s not the New Zealand accent at all but rather what English, in all its regional forms, sounds like once the sense is removed. It’s just plain unattractive, but you’re bound to it and perhaps even in love with it. It’s like the gradual realization that you married a total nerd. English, in those private nights of writing, rocks my world, but for the love of god let me live out my daylight hours in Italian.

Forse è cosi che suona non l’accento neozelandese ma invece l’inglese in tutte le sue forme regionali una volta svuotato di senso. È ineffetti sgradevole, ma ci sei legato e forse te ne sei pure innamorato. È come la lenta consapevolezza che hai sposato un imbranato totale. L’inglese, in quelle notti private di scrittura, mi sconvolge, ma per l’amore del cielo fammi vivere le mie ore diurne in italiano.

Tuesday, January 26, 2016

As quiet as a lemon


Years ago I constantly sketched. I had permanent calluses on my right middle finger from my 4B pencil.

Anni fa stavo sempre a fare gli schizzi. Avevo calli perenni sul dito medio della mano destra dovuti alla mia matita 4B.

I did drawings of balconies, windows and alleyways, but also sketches of other artists’ work like marble sculptures, oil paintings, tarot cards. I drew my friends’ faces, my own torso in the mirror, my professor giving a lecture.

Facevo disegni di balconi, finestre e viuzze, ma anche schizzi di opere artistiche altrui come sculture in marmo, dipinti ad olio, i tarocchi. Disegnavo i volti dei miei amici, il mio torso allo specchio, la mia professoressa mentre teneva una lezione.

But my favorite thing to draw was still life. Mandarins, onions, apples, rigatoni, dry leaves, lemons. Especially lemons. When halved and squeezed, they turn into intricate labyrinths that never repeat themselves. Each one tells its own tortuous and beautiful tale.

Ma la cosa che più amavo disegnare era la natura morta. Mandarini, cipolle, mele, rigatoni, foglie secche, limoni. I limoni specialmente. Tagliati a metà e spremuti, si trasformano in intricati labirinti che non si ripetono mai più. Ognuno racconta la propria bella e tortuosa storia.

I loved drawing still life because it was so very still. So very silent. And it would sit with me patiently for hours till I recorded every last living detail in a hundred shades of grey.

Mi piaceva disegnare la natura morta perche era così immobile. Così silenziosa. E rimaneva lì accanto a me, con una pazienza che durava delle ore, finché non avessi registrato ogni singolo suo dettaglio vivente in cento sfumature di grigio.

But then I’d shut the sketchbook. I had no purpose for drawing, no intended audience – although I’d sometimes gift drawings to admirers. I drew only to become as still and silent as a discarded lemon.

Ma poi chiudevo il blocco. Non avevo nessuno scopo nel disegnare, nessuno spettatore di riferimento – anche se a volte regalavo un disegno a qualche ammiratore. Disegnavo solo per diventare tanto immobile e silenziosa quanto un limone scartato.

These days I only make animal doodles on demand for my kids. I’ve even lost my confidence. My artistic outlet now is writing. Blah blah, words everywhere! I have so much to say that I constantly have to cut. And I write to be read, to engage people.

Oggi faccio soltanto qualche scarabocchio di animali su richiesta per i miei figli. Ho persino fino fiducia nelle mie capacità artistiche. Il mio sfogo artistico adesso è la scrittura. Bla bla, parole ovunque! Ho così tanto da dire che devo continuamente tagliare. E scrivo per essere letta, per coinvolgere le persone.

These two art forms – these two forms of self-expression – seem incompatible to me. Like they were performed by two completely different individuals. Or maybe not. Could writing, in the end, be just another way to freeze detail in time, and to ultimately reach a place beyond words? I'm not sure.

Queste due forme di arte – queste due forme di espressione – mi sembrano incompatibili. Come se fossero state compiute da due individui completamente diversi. O magari no. Potrebbe essere che infine la scrittura sia semplicemente un altro modo per non far sfuggire i dettagli della vita, e per arrivare alla fine in un luogo al di là delle parole? Non lo so di sicuro.

Friday, January 1, 2016

The first day of the rest of my life

In Bulgaria I learned that on the first day of the year you should do all the things that you want to happen for the next 364 days. Basically, live today like it’s the first day of the rest of your life. Which it is.

In Bulgaria ho imparato che il primo giorno dell’anno devi fare tutte le cose che vuoi che succedano per i prossimi 364 giorni. Insomma, vivere oggi come se fosse il primo giorno del resto della tua vita. E lo è.

I started out great, sleeping in during a torrential downpour and thanking my husband profusely for the privilege. To make up for it, I then spent the next three hours cooking for him, my two boys, and Jakey the neighbor. Blueberry pancakes, oatmeal, scrambled eggs with toast, an encore with pastrami, nachos with black beans and beet salad. And that was just breakfast.

Ho cominciato benissimo, dormendo fino a tardi durante una pioggia torrenziale e poi ringraziando copiosamente mio marito per il privilegio. Come ricompensa ho passato le seguenti tre ore a cucinare per lui, i miei due maschietti, e Jakey il vicinetto di casa. Fritelle ai mirtilli, fiochi d’avena, uova strapazzate con pane tostato, un bis con pastrami, nachos con fagioli neri e insalata di barbabietola. E questo solo a colazione.

It was noon by the time I got out of my pyjamas. In the mirror I observed my belly, the crinkled skin, the caesarean scar, and tried to be thankful to my body for its martyrdom. I put on my T-shirt with the angel wings, hoping for the best.

Era già mezzogiorno quando mi sono tolto il pigiama. Allo specchio ho osservato la mia pancia, la pelle stropicciata, la cicatrice del cesareo, e ho cercato di essere grata al mio corpo per il suo martirio. Ho infilato la maglietta con le ali da angelo, che dio ce la mandi buona.

It rained and rained, and I did the right things. I called my mom, did a few half-hearted exercises, played Lego with the kids, tidied the house. I purposely didn’t clean the toilet. Certain things shouldn’t be repeated on a daily basis.

Ha piovuto senza sosta, e ho fatto tutte le cose giuste. Ho telefonato alla mamma, fatto fiaccamente qualche esercizio fisico, giocato al Lego con i bambini, messo in ordine la casa. Intenzionalmente non ho pulito il gabinetto. Certe cose non dovrebbero ripetersi giornalmente.

In Naples I learned that on New Year’s Day you should eat lentils. Lenticchie a Capodanno, soldi per tutto l’anno. Lentils at New Year's, money all year long. In my defence, New Years in the Southern Hemisphere is too hot for lentils, so I’m hoping prosciutto crudo will do. And a caprese with real buffalo mozzarella imported from Italy. I tried not to pig out, or to ask my husband how much it cost him at the supermarket. If I really do eat like this every single day, we’ll be broke by the end of 2016.

A Napoli ho imparato che a Capodanno bisogna mangiare le lenticchie. Lenticchie a Capodanno, soldi per tutto l’anno. In mia difesa, nell’emisfero sud a Capodanno fa troppo caldo per consumare lenticchie, allora spero che il prosciutto crudo sarà stato sufficiente. E anche la caprese con vera mozzarella di bufala italiana d’importazione. Ho cercato di non abbuffarmi, e di non chiedere a mio marito quanto ha pagato il tutto al supermercato. Se davvero mangerò così tutti i santi giorni, saremo morti di fame entro la fine del 2016.

Now the house is sleeping, the rain in humming. And now I get to do what I’ve been waiting all day to do – the one thing that doesn’t first require a makeover or meditation or any sort of willpower. I get to write.
 
Ora in casa dormono tutti, c’è il ticchettio della pioggia. E ora posso fare quello che ho aspettato tutto il giorno per fare – l’unica cosa che non richiede prima né un nuovo look né la meditazione né alcuna forza di volontà. Posso scrivere.

Wednesday, December 23, 2015

L.O.V.E.


The people I like to hang out with are those who don’t have it all figured out. Otherwise, what would we have to talk about?

Le persone che mi piace frequentare sono quelle che non hanno capito tutto della vita. Altrimenti di cosa mai potremmo discutere?

In the same way, the stuff I like to write about are the things I don’t understand. Dormant volcanoes. Aggressive women. Romantic love. If I were smarter, I’d probably write about black holes.

Allo stesso modo, ciò di cui mi piace scrivere sono proprio quelle cose che non capisco. I vulcani inattivi. Le donne aggressive. L’amore romantico. Se fossi più intelligente, probabilmente scriverei dei buchi neri.

Romantic love is not like other kinds of love. The way you love your kids, your parents, your siblings – that’s all just so simple, at least in my middle-class, and in many ways privileged, experience. But that fiery love because two unrelated adults, those blurred lines between friendship and hatred, all these dreams tangled up, all the words that go unsaid – now that’s some complicated shit.

La passione non è come altri generi di amore. Quello che provi per i figli, i genitori, i fratelli – è tutto così semplice, almeno nella mia esperienza borghese e per molti versi privilegiata. Ma quell’amore fuocoso tra due adulti estranei, quelle linee sfocate tra l’amicizie e l’odio, tutti quei sogni aggrovigliati, tutte le parole non dette – ecco una roba davvero complicata.

What is romantic love? I’m still working on it but here are a few of my hypotheses, and I’d love to know what you think:

Che cos’è l’amore romantico? Ci sto ancora lavorando ma ecco alcune delle mie ipotesi e vorrei tanto sapere che ne pensi tu:

1. Love is real. Everything else is mere distraction.

1. L’amore è vero. Tutto il resto è solo distrazione.

2. Love is real but has little relevance in everyday life.

2. L’amore esiste ma ha poca importanza nella vita quotidiana.

3. Love is a biological trick to make us have babies.

3. L’amore è un tranello biologico per farci fare i bambini.

4. Love is a fire you have to keep stoking.

4. L’amore è un fuoco che bisogna continuamente attizzare.

5. Love is a drug.

5. L’amore è una droga.

All I know for sure is that passionate love is a highly inappropriate Christmas topic and that I probably should have written about butter cookies with red icing. But as it turns out once again this year, I know very little about that too.
 
L’unica cosa che so di sicuro è che la passione è un argomento estremamente inopportuno sotto Natale, e che avrei dovuto scrivere piuttosto sui biscotti al burro con la glassa rossa. Ma come risulta di nuovo quest’anno, questa è un’altra cosa di cui ho capito ben poco.

Friday, December 11, 2015

On finding and losing my voice


Recently I wrote a short story, possibly the best thing I’ve ever written. At forty-four I’ve finally found my voice, my style. It’s not just about finding my voice but recognizing it and being able to break it down to its unique pauses, punctuation and metaphors.

Ultimamente ho scritto un racconto, forse la cosa più bella che abbia mai scritto. A quarantaquattro anni, ho finalmente trovato la mia voce, il mio stile. Non è soltanto questione di trovare la voce ma di riconoscerla e di poterla analizzare, nelle pause, la punteggiatura, le metafore.

So excited was I that I literally started to sing, to my sons’ chagrin – singing everywhere: in the shower, in the kitchen, in the car with the windows rolled down. Everybody knows, and hopefully those passers-by too, that to hone your voice you have to practice.

Ero così emozionata che mi sono messa letteralmente a cantare, con il disappunto dei miei figli – cantare ovunque: sotto la doccia, in cucina, in macchina con i finestrini abbassati. Tutti sanno, e spero che lo sappiano pure quei passanti, che per affinare la voce bisogna esercitarsi.

Some might say that I found my inner voice and thus lost my outer one. Others might say that, because I sang sad songs at Christmas time, the devil entered my body through my throat. Whatever the cause, I ended up with strep throat. It was hideous, like razors in your throat that take away your will to eat, swallow, even yell at the kids.

Alcuni diranno che trovando la mia voce interiore ho perso quella esteriore. Altri diranno che, siccome ho cantato canzioni tristi sotto Natale, il diavolo è entrato nel mio corpo attraverso la gola. Qualunque sia il motivo, mi sono presa una bella faringite da streptococco. È stata orrenda, come rasoi nella gola che ti tolgono la voglia di mangiare, di deglutire, perfino di urlare ai bambini.

People often tell me that my eldest boy, at seven, still speaks in the idiosyncratic and totally charming way that he dresses. For example, the other night he said to me, “You see, Mamma? I found out the way to sleep.” But it’s not really his own cool version of English: it’s him translating from Italian. He was trying to say Ho trovato/scoperto il modo per dormire.

Spesso la gente mi dice che mio figlio maggiore, a sette anni, parla ancora nel modo idiosincratico ed incantevole in cui si veste. Per esempio, l’altra sera mi ha detto, “You see, Mamma? I found out the way to sleep.” Ma questo non è veramente una sua fichissima versione dell’inglese bensì una traduzione dall’italiano. Stava cercando di dire “Ho trovato/scoperto il modo per dormire.”

In the same way, I’ve realized – during my feverish delirium reading Il volo della martora – that my own voice is colored by my decade wising up in Naples. For instance, here’s an expression from my recent story which has struck a couple of readers with its uniqueness: “the pigeons [took] flight and…I felt the breath of those wings all around me.” But that lovely breath is simply borrowed from the Italian alito, a literary but not uncommon metaphor. Who knows how many more Italian commonplace expressions are hiding in my originality.

Allo stesso modo, mi sono resa conto – durante il delirio febbrile in cui leggevo Il volo della martora – che la mia voce è colorata dal decennio che ho trascorso a scetarmi a Napoli. Ad esempio, ecco un’espressione dal mio racconto recente che ha colpito qualche lettore con la sua singolarità: “the pigeons [took] flight and…I felt the breath of those wings all around me.” Ma quel simpatico breath è semplicemente preso dall’italiano alito, una metafora letteraria ma non insolita. Chissà quanti altri luoghi comuni italiani si nascondano nella mia originalità.

But I don’t mind. I like being this linguistic hybrid that I’ve become. I like using ridiculously compound sentences at the top of my lungs, and singing to high heaven – even if it does mean I get strep. Because my inner voice is something that no one – no bacteria – can take away.

Ma non fa niente. Mi piace essere l’ibrido linguistico che sono diventata. Mi piace usare periodi lunghissimi a squarciagola e cantare per spaccare il cielo – anche col rischio di beccarmi un mal di gola da streptococco. Perché la mia voce interiore è qualcosa che nessuno – e nessun batterio – può togliere. 

Tuesday, December 1, 2015

Empty space


(from Wikipedia)
One of the things that fascinate and challenge me as a wannabe writer is empty space. Not the empty page, not writer’s block, because full-time moms who write in the middle of the night can’t afford such luxuries. But the empty space that you leave for the reader’s own imagination. Saying just enough, but not too much.

Una delle cose che mi affascinano e che mi stimolano come scrittrice aspirante è lo spazio vuoto. Non la pagina vuota, non il blocco dello scrittore, perché le mamme a tempo pieno che scrivono a notte fonda non si possono permettere tali lussi. Ma dico lo spazio vuoto che uno lascia alla fantasia del lettore. Cioè il dire abbastanza ma non dire troppo.

I get frustrated when a book or movie I’m engaged in builds me up to a first kiss between two people and then skims over it or zooms out. I’m one of those people who want to know what a first kiss actually feels like and tastes like to the writer or director, so that I can explore our shared humanity – or our individuality. So when I write I like to delve into that kind of gritty detail.

Mi sento frustrata quando un libro o un film che mi coinvolge, arrivato il momento fatidico del primo bacio tra i due personaggi, lo sfiora appena o addirittura zuma all’indietro. Io sono una di quelle persone che vogliono conoscere da vicino l’esperienza emotiva e gustativa del primo bacio di uno scrittore o un regista, in modo tale da poter riflettere sulla nostra comune umanità – o sulla nostra individualità. Allora quando scrivo mi piace immergermi in simili dettagli, nudi e crudi.

But in other areas I try to practice empty space. After bombarding my reader with descriptions – of first kisses, winding streets, roasting peppers – I try to pull back and let the reader feel what they feel, and not what I tell them to feel. Sometimes less is more.

Ma in altri casi mi esercito a creare lo spazio vuoto. Dopo aver bombardato il mio lettore di descrizioni – di primi baci, di strade serpeggianti, di peperoni arrostiti – cerco di trattenermi e lasciare che il lettore senta quello che sente, e non quello che gli dico io di sentire. A volte meno vuol dire di più.

One basic way is to wrap up a scene with a line of dialogue, such as: “Who’s that?” “Just a friend.” Although I make no further comment, the reader might feel the lie in those words just a friend, or perhaps experience tension or pride or something else that I haven’t even imagined. Just as there are a thousand different ways to write something, there are a thousands different ways to write nothing.

Un modo semplicissimo per farlo è concludere una scena con una battuta di dialogo, per esempio: “Chi è?” “Soltanto un amico.” Nonostante non faccio nessun altro commento, il lettore potrebbe percepire la bugia in quelle parole soltanto un amico, o magari provare tensione o fierezza o qualche altra emozione che non ho nemmeno previsto. Proprio come ci sono mille modi diversi per scrivere qualcosa, ci sono mille modi diversi per scrivere niente.

It’s a dance between writer and reader surely written about in a whole bunch of books on creative writing that I’ve never read. It’s that tango that reminds me I’m not truly alone at the computer at night.

È un ballo tra scrittore e lettore che è sicuramente descritto in un sacco di libri sulla scrittura creativa che non ho mai letto. È quel tango che mi ricorda che non sono ineffetti sola al computer di notte.

But it’s also more than that, than just creating room for imagination. To me, it’s the magic that happens not in the words but in the lines between the words. Although words have led you there, it’s a place beyond language. It’s a delicious silence, an electric spark that you can see and feel for just a fraction of a second but that you’ve been waiting for all day, all year, maybe even longer. It’s that nearly invisible thread where the sea meets the sky – it looks like nothing but, if you’re lucky and if the conditions are just right, it is there that you might see the dying sun squeezed into a tiny drop of green light.

Ma non si ferma là, allo spazio che lo scrittore dà all’immaginazione del lettore. Secondo me, è la magia che succede non nelle parole ma nelle righe tra le parole. Anche se le parole ti ci hanno portato, è un posto al di là del linguaggio. È un silenzio delizioso, una scintilla elettrica che puoi vedere e sentire solo per una frazione di secondo ma che hai aspettato tutto il giorno per vedere, tutto l’anno, forse anche più a lungo. È quel filo quasi invisibile dove il mare s’incontra col cielo – non sembra niente di che, ma se sei fortunato e le condizioni sono giuste, è lì che potresti vedere il sole morente compresso in una minuscola goccia di luce verde.

Wednesday, November 25, 2015

Tired like an onion

Onion
from www.squarefootgardenhub.com

I know you’ve heard this before, but I’m telling you that I’m back. I’m back to writing and I’m on fire. But only after a long period of being too tired to write, or even blog.

So che l’hai già sentito, ma ti dico che sono ritornata. Sto scrivendo nuovamente e niente e nessuno mi può fermare. Ma questo soltanto dopo una lunga interruzione in cui ero troppo stanca per scrivere, neanche nel blog.

I know, I know, wannabe writers are full of excuses, and tiredness is the lamest of them all. But my tiredness, due to copyediting overcommitments, had layers and layers like an onion, and it inevitably led to tears. For months and months I worked every night from the kids’ bedtime till two in the morning, peeling back the layers of fatigue until there was literally nothing left of me.

Lo so, lo so, noi scrittori aspiranti siamo pieni di scuse, e la stanchezza è la più patetica di tutte. Ma la mia stanchezza, colpa di essermi impegnata con troppe revisioni, aveva strati e strati come quelli di una cipolla, e inevitabilmente provocava le lacrime. Per mesi e mesi ho lavorato tutte le notti dall’ora della nanna fino alle due del mattino, sbucciando la mia stanchezza strato dopo strato finché di me ineffetti non c’era più niente.

The first layer, or level, of my tiredness involved no longer coping with making blueberry pancakes in the morning. Hence, toast all around.

Il primo strato, o livello, della mia stanchezza, comportava l’incapacità di preparare le frittelle ai mirtilli la mattina. Dunque, pane tostato per tutti.

Then, I had trouble remembering easy words like responsibility, and started mixing up English and Italian words. That was the second level of tiredness.

In seguito, stentavo a ricordare parole semplici come responsabilità, oppure cominciavo a ingarbugliare l’inglese e l’italiano. Questo era il secondo livello della stanchezza.

Third level: I got too tired to write in my blog.

Terzo livello: Sono diventata troppo stanca per scrivere nel blog.

Fourth level: Too tired to be nice.

Quarto livello: Troppo stanca per essere gentile.

Fifth level: Too exhausted to focus my eyes.

Quinto livello: Troppo esausta per mettere a fuoco gli occhi.

Sixth level: Too tired to eat. This was serious, nearly rock bottom.

Sesto livello: Troppo stanca per mangiare. Questo era grave, quasi a toccare il fondo.

Seventh level, the worst of all: Too tired to sleep.

Settimo livello, il peggiore: Troppo stanca per dormire.

Miraculously, at two a.m. I could still add the necessary semi-colons and tell the difference between a defining and non-defining clause. The mind works in mysterious ways.

Miracolosamente però, alle due del mattino ero comunque capace di aggiungere ogni punto e virgola necessario e di distinguere le proposizioni relative indipensabili da quelle non indipensabili. La mente opera in modi misteriosi.

But the eight months of academic copyediting are over, followed by three months of recovery. And now I’m back – and if I stay up till sunrise now it’s because I’m writing for me, because I’m on fire. Life is too short to keep on peeling onions.

Ma gli otto mesi di revisioni accademiche sono passati, seguiti da tre mesi di recupero. E ora sono tornata – e adesso se rimango sveglia fino all’alba è perché sto scrivendo per me, perché non posso farne a meno. La vita è troppo breve per continuare a sbucciare cipolle.