Wednesday, November 15, 2017

Quartieri Spagnoli fine estate / end of summer


(Foto di Francesco Escalona,
autore di Giallo tufo [Valtrend, 2011])
Se stai soffrendo le pene d’amore, non c’è posto migliore dove stare dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Pure il quartiere conosce l’abbandono, e ti compiange. I vicoli ti stringono in sudaticci abbracci di condoglianze. Le campane delle chiese suonano in una malinconica chiave minore. I venditori ambulanti cantano addolorati, “Maruzzielle! Maruzzielle!”, lasciando dietro di sé una scia di acqua salata.

If you’re lovesick, there’s no better place to be than the Spanish Quarter in Naples. It’s a ghetto that’s been left behind too, and it feels for you. The narrow streets are tight, clammy hugs of condolence. Church bells ring off key. Street peddlers call out mournfully, “Sea snails! Sea snails!” leaving behind their carts a trail of salt water.

Tu invece le lacrime le soffochi, perché i Quartieri non ti lasciano mai solo con il tuo dolore. Dai balconi arrivano sfuriate, pianti, risate amare. I passanti ti accarezzano con gli occhi. Cammina cammina, sopra basoli vulcanici che sono lucenti e butterati come caramelle sputate. Anche durante il piccolo lutto della siesta, il ticchettio solitario delle tue scarpe fa comparire sull’uscio dei bassi le casalinghe, proprio come la pioggia tira fuori i lombrichi. Non dicono niente, non ce n’è bisogno. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.

But you hold your tears back because the Spanish Quarter won't let you suffer alone. The balconies overflow with fighting, crying, bitter laughter. Passers-by stroke you with long glances. Keep on walking, over volcanic street slabs as shiny and pockmarked as sucked candies. Even during the brief bereavement of the siesta, the pitter-patter of your lonely shoes brings housewives to their ground-floor doorways like the way the rain brings out the worms. They don’t say anything, there’s no need to. What’s done is done.

Il quartiere di storie ne ha viste. E la fine era inevitabile, i segni premonitori già c’erano. Erano scritti negli avvisi funebri che si spellano come vecchi cerotti, e nello spray nero proprio sotto casa: Tonino mi manchi. Nell’intonaco che fatica a cicatrizzarsi dai vecchi terremoti, e nel tufo giallo sotto, il cuore friabile dei palazzi che si sgretola tra le dita. Non hai visto i segni, eh va buo’, è normale. Le calamità succedono quando meno te le aspetti, proprio sul più bello.

The Spanish Quarter has seen it all. And the end was inevitable, the signs were all there. They were written in the funeral posters peeling off like old bandages, and in the words spray-painted in black outside your building: Tonino, I miss you. It was written in the plaster split by old earthquakes and never fully scarred over, and in the yellow tufa stone beneath it, the crumbly heart of the buildings that falls apart between your fingers. You didn’t see the signs, but that’s no surprise. Disaster strikes when you least expect it, at the very best part.

Wednesday, November 8, 2017

Irpinia estate / summer


È come se il calore si fosse immagazzinato tutta l’estate per fare di quest’ultimo mese una grande uscita di scena. I campi sono assetati, già fieno, eppure il sole non molla. Sporgo una mano dal finestrino della macchina, come facevo da piccola. Il vento caldo è un piumone che mi scivola tra le dita.

It’s as if the summer has stored up its heat so as to go out with a bang. The hills are thirsty, hay already, but the sun just won’t quit. I put my hand out the car window, like when I was a little girl. The hot wind is a comforter that slips through my fingers.

Giriamo a vuoto. Con l’altra mano accarezzo la nuca sudata di lui. Lui mi liscia la coscia con una fame familiare e un poco distratta. Come sempre, ha gli occhi incollati sulla strada che slitta sotto il cofano come un tapis roulant; come sempre, soffoca un sorriso. Mi sfrecciano accanto ruderi di campagna, steli di grano lasciati a maturare, una capra legata al bordo della strada. È un piacevole abbandono, un’illusione di libertà.

We drive aimlessly. With my other hand, I caress the sweat on the nape of his neck. He rubs my thigh with a familiar hunger, a bit distractedly. As always, his eyes are glued to the road that slips beneath the car like a conveyer belt; as always, he’s suppressing a smile. We fly by ruins of old farmhouses, stalks of wheat left to their own devices, a goat tied on the side of the road. It’s a pleasurable sort of neglect, an illusion of freedom.

Il paesaggio spande il profumo di salvia e lo scalpellinino delle cicale, tante insieme come i sonagli di una danzatrice zingara. Zingara lo sono io, non vorrei che la strada finisse mai. Chissà, mi chiedo, cosa si dicono le cicale in quel loro linguaggio strano, tutto sibili e schiocchi. Chissà se è vero che vivono per diciassette anni nel sottosuolo, aspettando in silenzio di uscire per poi passare una sola stagione, una meravigliosa stagione, su questa terra.

From the landscape come the smell of sage and the song of the cicadas, all of them all at once like bells jingling on a dancing gypsy. I’m the one who’s a gypsy, and I never want this road to end. I wonder to myself what the cicadas are saying to each other in that strange language of theirs, all hisses and clicks. I wonder if it’s true that cicadas spend seventeen years underground, waiting in silence to come out and spend just one season, one glorious season, on this earth.

Il sole inizia a cedere, la strada si complica. Destra e sinistra, su e giù. Vuol dire che stiamo rientrando al suo paese, una piccola cicatrice sui monti. Lui toglie la mano dalla mia gamba per mettere in terza, poi in seconda. Il terreno ondulato è geloso del nostro amore, e ci ruba le ultime carezze d’estate.  

The sun is starting to relent, the road becomes more complicated. Right and left, up and down. That means we’re heading back to his town, a tiny scar on the hills. He takes his hand off my leg to shift into third gear, then second. The rolling land is jealous of our love and steals the last of our summer caresses.

Monday, October 30, 2017

Desidero questo


Desidero questo quanto ho desiderato te
tutto quanto, senza compromessi, senza bugie
poter fermare il mondo con un sussurro.
Voglio trovare il luogo dove le nostre bocche
si riconoscono e si cercano già da sempre
dove al buio ci possiamo ubriacare di respiri.
Desidero portarti al mare, al confine della terra
dove tutto è già detto e tutto è già scritto
e non rimane che dire di sì.

I want this as much as I wanted you
all of it, without compromise, without lies
to halt the world with a whisper.
I’m searching for that place where our mouths
find each other again after so very, very long
Where in the dark we get drunk on each other’s breaths
I want to take you to the sea, to the edge of the world
Where everything has been said and everything is written
And there’s nothing left to say but yes.
 

Patient Endurance by Tracie Cheng

Thursday, May 18, 2017

Confessions from the shower


Photo borrowed from https://dengarden.com/
I haven’t written lately but I think of you always, especially in the shower. I have conversations with you in my head, so many fragments of thoughts and confessions to share with you.

Non ti scrivo ma ti penso sempre, soprattutto sotto la doccia. Faccio conversazioni con te nella mia mente, e ho tanti frammenti di pensieri, tante confessioni, da condividere con te.

I haven’t written you much because I’ve been writing too much. Since having the brilliant idea to translate/rewrite my manuscript in Italian, I’ve stayed up many nights with my face lit by a computer screen. A sort of tanning bed that, however, still leaves me looking as white as a vampire. I’ve turned into a collector of phrases, a keen student of the subjective, a living and breathing thesaurus, a health fanatic of punctuation. I figure that I’ll have plenty of time to sleep after I’m dead. It’s an unsustainably nutty phase in which I love words almost as much as my kids, and I’d throw myself into a stormy sea to save them, if it weren’t for the fact that if I die I won’t be able to finish my book. A real dilemma.

Non ti scrivo perché scrivo troppo. Da quando ho preso la decisione geniale di tradurre/riscrivere il mio libro inedito in italiano, passo lunghe nottate con la faccia illuminata dal computer. Mi faccio la lampada di parole, eppure ho la faccia esangue di un vampiro. Sono diventata un collezionista di frasi, una studentessa volenterosa del congiuntivo, un dizionario vivente di sinonimi, un salutista della punteggiatura. Ragiono che avrò tanto tempo per dormire dopo la morte. È un periodo dai ritmi insostenibili in cui adoro le parole quasi quanto i miei figli, e mi getterei pure in un mare tempestoso per salvarle, se non fosse per il fatto che se muoio non riuscirò a finire il libro. Un casino.

I haven’t written you because I don’t know where to start. The thoughts that I send you telepathically in the shower don’t lend themselves easily to words. They are lightbulbs, epiphanies, feelings, fantasies. Or sometimes thoughts that are shameless or all wrong or off the topic. They are tiny and they sparkle like raindrops, little whirlpools of thoughts that form freely in a stream of consciousness. I’d like to catch them but there are so many, they come one after the other and melt into each other. Confessions that I just let slip away down the shower drain.

Non ti scrivo perché non so da dove cominciare. I pensieri che ti trasmetto telepaticamente nella doccia non si traducono facilmente in parole. Sono illuminazioni, epifanie, sensazioni, fantasie. Oppure pensieri sfacciati, sbagliati, fuori tema. Sono piccoli e scintillanti come gocce di pioggia, mulinelli di pensieri che girano a ruota libera in un flusso di coscienza. Vorrei afferrarli ma sono tanti, cadono uno dopo l’altro, si sciolgono. Tutte confessioni che lascio scivolare via per lo scarico della doccia.

It’s not you, it’s me. The problem, I can see now, is thinking that I have to order my thoughts before presenting them to you, to take you on a narrative that goes full circle, to entertain you or give you some sort of insight. But the more I organize my own book, the more my shower confessions become scattered, like many little exploding stars. I’d like to learn to accept them for what they are, value them, tell you about them. I’d like to learn how to drop a comma now and again, and then get into it to the point where I’m dropping commas behind me like a trail of crumbs to find my way home.

Non sei tu, sono io. Il problema, ho capito, sta nel pensare di dover ordinare i miei pensieri prima di presentarteli, di tracciarti un percorso che ritorna al punto di partenza, di farti per forza divertire o riflettere. Ma più metto ordine al mio libro di notte, e più le confessioni sotto la doccia mi arrivano caotiche, come piccole esplosioni stellari. Voglio imparare ad accettarle così come sono, valorizzarle, comunicartele. Voglio imparare a tralasciare qualche virgola ogni tanto, a prenderci gusto al punto di lasciare dietro di me una scia di virgole come briciole per ritrovare la strada di casa.  

Forgive me. I love you. I’ll write more often, even if they are only fragments – disconnected thoughts frayed at the edges, too hoity-toity or childish, without any humor or nutritional value. Bear with me, you know what I’m like.

Perdonami. Ti voglio bene. Ti scriverò più spesso, anche se sono solo frammenti – pensieri sconnessi o sfilacciati, troppo intellettualoidi o troppo infantili, privi di umorismo o di valore nutritivo. Abbi pazienza, sai come sono fatta.

Tuesday, March 7, 2017

Caro Roberto


Roberto Saviano

Caro Roberto


You’re awesome. (Sorry for being overly colloquial, I’m American.) I haven’t even finished reading La paranza dei bambini (Feltrinelli, 2016) and I can already say that you’re awesome. I like the rawness of your story about little Neapolitan punks who aren’t afraid of the Mafia, or of death for that matter. I like your masculine straightforwardness: without beating around the bush, you go straight for the jugular with singularly chosen words. I like how you break off sentences without warning, at just the right moment. It’s effective. Very effective.


Sei un grande. (Scusa il tu, sono americana.) Non ho neanche finito di leggere La paranza dei bambini (Feltrinelli, 2016) e posso già dire che sei un grande. Mi piace la crudezza di questa tua storia di ragazzini napoletani che non hanno paura di nessun boss, figuriamoci della morte. Mi piace la tua schiettezza virile, senza mezzi termini, con parole ben scelte che vanno dritto al bersaglio. Mi piace il tuo modo di troncare le frasi inaspettatamente, al momento giusto. Fa effetto. E tanto.

Reading your novel has made me think about what it means to be a man – about the violence, power and greed that make the world go round. I’m a mom to two little boys and, despite their teariness, they wrestle, compete, roar. I stand around and watch them in awe. I was surrounded by the same amount of testosterone when studying at the “Orientale” in Naples – young intellectual men that I envied for the way they didn’t get hung up on things, for their mastery of the art of cursing, their freedom of thought and life choices, their innate understanding that they could create something, anything – only to destroy it. I envied their yang, their inner Shiva.

Leggendolo mi ritrovo a riflettere su cosa significhi essere maschio – sulla violenza, il potere, l’avidità che fanno girare il mondo. Sono mamma di due maschietti e, nonostante le lacrimucce, ruzzolano, gareggiano, ruggiscono. Li osservo meravigliata, incuriosita. Ero circondata da una simile quantità di testosterone quando frequentavo l’Orientale di Napoli – giovani intellettuali di cui invidiavo l’assenza di ingrippi, l’arte della bestemmia, la libertà di pensiero e di scelte di vita, l’innata consapevolezza di poter fare e disfare a piacere, creare a distruggere. Lo yang, Shiva.

Maybe that’s why I like your hooligan protagonist, Nicolas. And because I like him, I’d like to find out more about his motives. I’d like more stream of consciousness; I’d like to know that someone like him, who knocks over strollers parked on the sidewalk, has a consciousness. I’d like to see more scenes with his seemingly normal family, dialogues with his girlfriend Letizia, observations about those narrow streets so close they could “kiss.” I’d like to understand if his dismal neighbourhood is to blame for his violence, or perhaps the absence of good male role models, or television, or karma, or hormones in the chicken. I’d like to know if something has changed in our modern world or whether it’s just the same old tune over and over again since the time of the Neanderthals.

Forse sono queste qualità a rendermi simpatico il tuo teppista-protagonista, Nicolas. E poiché mi piace, vorrei approfondire di più le sue motivazioni. Vorrei più flusso di coscienza, vorrei sapere che lui – che con lo scooter urta passeggini sul marciapiede – una coscienza ce l’ha. Vorrei vedere più scene in famiglia (a quanto pare, normalissima), dialoghi con la fidanzata Letizia, osservazioni dei vicoletti così vicini da “potersi baciare.” Vorrei capire se quel quartiere degradato è da biasimare per la sua violenza, oppure piuttosto l’assenza di buoni modelli di riferimento maschili, o la televisione, o il karma, o gli ormoni nel pollo. Vorrei sapere se è cambiato qualcosa nel mondo di oggi oppure se è sempre la stessa vecchissima canzone che si ripete a tormentone sin dai tempi dei Neanderthal.

Maybe you don’t know either and that’s why you write about these things. I too write in order to unravel the mysteries that dog me in my own life. Therefore, I don’t expect or demand that the final pages of your book will be able to answer the question: what is a man? Because if you pull that one off, you’re not just awesome, you’re a god.

Forse non lo sai neanche tu ed e per questo che ci scrivi. Anch’io scrivo per tentare di sbrogliare quei misteri che mi tormentano nella vita. Quindi non mi aspetto e non esigo che le ultime pagine del tuo libro mi daranno una vera e propria risposta alla domanda, cos’ è un uomo? Perché se lo fai, non saresti solo un grande, ma un dio.


Sincerely, / In fede, Heddi Goodrich

Tuesday, January 24, 2017

Sneak peak p.78

"Light. A Painting" by South Carolina artist
Charlotte Hutson Wrenn
The village dissolved back into countryside. B drove leisurely. The hills leveled out and the clouds still hadn’t burst: maybe the storm was just in my head. For a while the sun even made an appearance. A few times the road narrowed into tubes of mathematically spaced trees and we sped through fire hoops of sunlight, past unidentifiable crops and unimpressed cows. But the sun didn’t last, and neither did the plain, and soon the hills again stole B’s concentration, and his hand from my thigh in order to change gears. Soon the car was carving a path through fog.

Il paese nuovamente si dissolse in campagna. B guidava senza fretta. Le discese e salite si sdrammatizzarono; la strada per un po’ si raddrizzò in tunnel di alberi distanziati ad intervalli matematici, dietro i quali si scorgevano mucche indifferenti, coltivazioni inidentificabili. Le nuvole non si erano ancora scaricate: forse il temporale infine era solo nella mia testa. Perfino il sole si fece vivo, così sfolgorante da trasformare quei tunnel alberati in cerchi di fuoco per i quali passavamo illesi. Ma il sole non durò, e nemmeno la piana, e di nuovo i monti resero più difficoltosa la guida, più necessario il cambio di marcia, e mi levarono dalla gamba la calda mano di B. Presto ci trovavamo così in alto che il cofano della macchina tagliava nebbia.
         
B pulled the car over onto the grass. “Here it is.” We sat there, the car trembling in a wind that we could feel but couldn’t see. “The visibility is crap today, but if it was good weather, we would have a terrific view of the valley below.”

B accostò sull’erba. “Siamo arrivati,” disse. Rimanemmo seduti nella macchina tremula; il vento si faceva sentire, e forte, eppure non lo si vedeva. “La visibilità oggi fa cagare, però se fosse bel tempo, potrei farti vedere una veduta strepitosa della valle.”

“It’s like being in the clouds, at the top of the world.”

“Quassù mi sembra di stare dentro le nuvole, come in cima al mondo.”

“Heddi, I love how you see the good in everything. You make me feel good, about my life, about my future.” And we kissed with pining, almost with sorrow, as though it hadn’t been allowed for the last few hours.

“Heddi, adoro come vedi sempre il meglio delle cose. Mi fai sentire positivo riguardo alla mia vita, al mio futuro.” E ci baciammo con foga, e con una nota di tormento, come se nelle ultime ore ci fosse stato vietato.
           
When we got out of the car, the real world hit us with a thunderous blast of air, tossing our hair around. “I knew you were going to need that hat,” he said and we quickly retreated. The car started with a gurgle and we were off again.

Uscendo dalla macchina, il mondo vero ci travolse in un tempestoso getto d’aria che ci scompigliò i capelli. “Lo sapevo che ti sarebbe servito quel cappello,” disse, e ci ritirammo subito in macchina. Il motore si avviò con un borbottio.

It was true that we were both still young students financially dependent on our parents. But for a little while in the falling darkness, driving over the folds of the land in his cousin’s car that we’d taken possession of indefinitely, just the two of us, with my hand stroking the nape of his neck and his squeezing my inner thigh, we could have been married and this might have been our car as we drove back home together after a day trip to the countryside. B was smiling, his eyes overly glued to the road, trying hard not to show me, it seemed, how brightly they shone with pride. Perhaps he was having the same fantasy too.

Eravamo ancora giovani studenti economicamente dipendenti dai genitori, niente di più vero. Ma per uno scorcio di tempo mentre all’imbrunire percorrevamo le pieghe delle terra nella macchina del cugino, di cui ci eravamo indefinitivamente impossessati, soli noi due, io che gli accarezzavo la nuca, lui che mi stringeva l’interno coscia, potevamo pure essere sposati, e la macchina poteva essere la nostra che riportavamo a casa dopo una gita in campagna. B sorrideva con gli occhi incollati in avanti, sembrava fare uno sforzo per non staccarli dalla strada, per non farmi capire con quanto orgoglio brillavano. Forse anche lui faceva di queste fantasie.

Sunday, December 18, 2016

Sneak peak p.54

Un basso. Foto di Gino Di Mare
Gerardo returned from the farm weighed down with almond biscotti, stuffed peppers and red wine. He grabbed one of the bottles, for the party, before closing the door behind us.

Gerardo tornò dal paese gravato di biscotti alle mandorle, peperoni imbottiti e vino rosso. Prese una delle bottiglie, per la festa, prima di tirarci la porta dietro.

Night was a watercolor bleeding down into the Quartieri, but nonetheless the timid warmth of that spring afternoon remained trapped in the streets, caught in the webs of forgotten laundry and in the clouds of frying squid and sickeningly sweet trash. We heard a thud behind us and spun around. Rats scattered out, their nails scratching across the cobblestones, as a bag of garbage, still trembling from its fall, was starting to leak its sharp, greasy secrets out onto the street. Whoever threw it from above, just to avoid the stairs, was already closing the guilty balcony doors behind him. Did it really matter? By morning, the trash truck would have swept it all away.

La notte blu colava come un acquerello sopra i palazzi dei Quartieri, e tuttavia il calore timido di quel pomeriggio primaverile rimaneva intrappolato nei vicoli, impigliato nelle ragnatele di bucato trascurato e nei vapori di frittura di calamari e di spazzatura dolce, nauseabonda. Sentimmo un tonfo alle spalle e ci girammo di scatto. Con un graffiare di unghie sottili sul lastricato, enormi ratti, zoccole li chiamavano, si disperdevano alla rinfusa intorno a una busta di immondizia che, tremando ancora dopo la sua caduta dal balcone, cominciava a trapelare i suoi unti, spigolosi segreti sulla strada. Chiunque fosse il furbacchione colpevole di averla buttata da sopra, pur di evitare le scale, stava già chiudeva le porte del balcone dietro di sé. Che importava, poi? Entro mattina, i camion rifiuti ne avrebbero spazzato via quasi ogni traccia.

“Would you two mind terribly if I stopped for some cigarettes on our way?” asked Gerardo.

“Vi dispiacerebbe se mi fermassi a prendere le sigarette?” chiese Gerardo.

A florescent light grew as we came closer, a beacon in the dark. With all the shops now closed for the night, this one-room vascio could open for business. Just outside the door a candy display, a stack of comic books and dangling bunches of potato chips dissolved the boundary between street and home, between public and private, in the same way that the swampy night air melted the distinction between what was outside my own skin and what was inside.

Come un faro solitario, il bagliore di una luce fluorescente ci attirò verso di sé. A quella tarda ora tutti i negozi erano chiusi, dando ai bassi il via libero di aprirsi al pubblico. Questa particolare cas’ e puteca, come di diceva, esponeva fuori alla porta caramelle su un tavolino, sopra il quale pendevano grappoli di patatine in busta. Erano segni invitanti che servivano a dissolvere il confine tra strada e casa, tra pubblico e privato, allo stesso modo in cui l’aria paludosa della notte scioglieva la distinzione tra il calore che sentivo a fior di pelle e il calore invece che coltivavo dentro.

Inside, an old man chewing his cutlet at the table looked straight through us – just the night’s latest customers. His wife rose from the bed behind a partition and shuffled out in her slippers. I didn’t want to look at that bed, but it glared at me with its cougar blanket, its disheveled, warm sheets, its sloppy intimacy. Yet it tempted me and tugged at me, and in the end I gave in and looked at it with fascinated horror as though watching a TV screen flashing scenes of passion or bloodshed. Without so much as a nod in our direction, the old woman reached into a utensil drawer behind her husband to hand over her black-market cigarettes. The cash did a magic trick, vanishing into the pocket of her pink dressing gown.

All’interno del basso, un signore anziano intento a mangiare una cotoletta ci fissò con sguardo assente, come fossimo trasparenti: non c’era da disturbarsi per dei clienti qualsiasi, e la notte era giovane. Da un letto dietro un sipario, la moglie si alzò strascicando le pantofole. Io non volevo guardare quel letto, ma mi trascinava violentamente lo sguardo verso la sua coperta in pelliccia di leopardo, le sue lenzuola sfatte e ancora calde, la sua sciatta intimità. Infine i miei occhi furono sedotti, e lo guardai con lo stesso orrore affascinato con cui si guarda uno schermo televisivo che trasmette scene di passione o di sangue. Intanto la signora, senza nemmeno un guizzo di riconoscimento del fatto che eravamo appena entrati nella sua cucina, nella sua camera da letto, si infilò dietro al marito che masticava per frugare in un cassetto. Ci consegnò le sigarette di contrabbando, e con un trucco magico i soldi sparirono in una tasca della vestaglia rosa.

“They taste like burnt toast, but they’re cheap,” said B, slipping the Marlboro Lights into his breast pocket.

“Hanno un saporaccio, ma costano poco,” disse B, infilando nel taschino le Marlboro Lights.