Wednesday, May 18, 2016

Call it balcony rage

Quartieri Spagnoli, photo by Sergio Siano,
taken from Il Corriere del Mezzogiorno
I confess that some mornings I just want to scream. Those bad days when I wake up with a face puffy from not enough sleep and am inundated with complaints before I can even go pee: Where’s my oatmeal? No way I’m eating it without raspberries, you know. That’s my monkey, give it back! Miao, miaoooo, what about me? Those mornings when I have laundered the incorrect t-shirt, and shoes cannot be put on until the most urgent of questions is answered, at risk of being late for school: "Mamma, do teeth float?"

Confesso che a volte al mattino ho proprio voglia di urlare. Quelle giornate nere in cui mi sveglio con la faccia gonfia per la mancanza di sonno e sono inondata di lamentele prima ancora di poter fare la pipì: Non mi hai preparato ancora i fiocchi d’avena? Ma mico li mangio senza lamponi, sai. Quella è la mia scimmia, ridammela! Miao, miaoooo, e io poi? Quelle mattine in cui ho lavato la maglietta sbagliata e le scarpe non possono assolutamente essere infilate finché non si risponda alla più urgente delle domande, a rischio di tardare a scuola: "Mamma, ma i denti vanno a galla?"

So how is it that I can get through the marathon of exiting the house without even raising my voice, only to scream my lungs out – as happened last Friday – to a total stranger in the zoo parking lot? Call it road rage. Call it sleep deprivation. Call it what you will. But that one last irrational whine, this time from a grown man, was the last straw.

Allora com’è che riesco a sopravvivere alla maratona di uscire di casa senza neanche alzare la voce, per poi sputare i polmoni – come è accaduto venerdì scorso – a un perfetto sconosciuto nel parcheggio dello zoo? Chiamala rabbia al volante. Chiamala carenza di sonno. Chiamala come ti pare. Ma quell’ultima lagna irragionevole, questa volta da parte di un uomo cresciuto, è stata l’ultima goccia.

At first I protested calmly, saying there was no reason to be angry and explaining that he was the one who’d parked illegally, a horizontal campervan in a vertical world. But he barked that I was being rude and that he was calling his car insurance company. Was that a threat?

Inizialmente ho protestato con la massima calma, dicendo che non c’era nessun motivo per arrabbiarsi e spiegando che era stato lui a parcheggiare illegalmente, un camper orizzontale in un mondo verticale. Ma lui ha ringhiato che ero una scostumata e che avrebbe telefonato all’assicurazione auto. Ma mi stava minacciando?

I turned up the volume. “You’re being so impolite that I really shouldn’t move my car for you. But I’m going to do it anyway because I’m a nice person.”

Ho alzato il volume. “Lei è così maleducato che veramente non dovrei spostare la mia macchina. Ma lo faccio lo stesso perché sono una brava persona.”

“Whatever!” he grumbled, proving to me once again that grumpy old men are just not cute enough to be tolerated.

“Ma fammi il piacere!” ha brontolato lui, l’ennesima conferma che i vecchi scorbutici non sono bellini abbastanza da essere sopportati.

I got back in my car, slammed the door and yelled as if to rouse the lions in the zoo, “Whatever is not the correct answer!

Sono rientrata in macchina, ho sbattuto lo sportello e ho gridato come per destare i leoni nello zoo, “Quella non è la risposta giusta!”

It was not a scream. It was a horrific, primal tearing of the air that stopped the campervan driver on his cell phone, my little boy in his car seat, the cars in the parking lot and even the hippos in their mud. It shook me too and I think I know why.

Non era un urlo. Era uno strappo all’aria, raccapricciante e primitivo, che ha fermato di colpo l’autista del camper al telefonino, il mio bambino nel suo seggiolino, le macchine nel parcheggio e perfino gli ippo nel loro fango. Ha scosso anche me e credo di sapere il perché.

My voice was not my own at all but the ghetto cry of a Neapolitan housewife throwing her aproned bosom against her balcony railing, wielding a wooden spoon and a voice as shrill and piercing as a drill, threatening castration to the living and eternal damnation to the dead. A tremor that stunned the entire ghetto and that was impossible to get used to even after a decade living there, with shock waves that rippled through the air all the way to the sea, stopping only before the almighty volcano, and you just knew someone had crossed that poor woman’s line. Call it balcony rage. Call it sleep deprivation. Call it what you will.

La voce non era la mia affatto, bensì il grido di quartiere di una casalinga napoletana che lanciava il petto coperto di grembiule contro la ringhiera di un balcone, armata di un cucchiaio di legno e di una voce acuta e penetrante come un trapano presa a minacciare la castrazione ai vivi e la dannazione eterna ai morti. Una scossa che stordiva l’intero quartiere e al quale era impossibile abituarsi anche dopo un decennio a vita napoletana, con onde d’urto che si espandevano nell’aria fino al mare, fermandosi soltanto davanti al vulcano onnipotente, e sapevi benissimo che qualcuno aveva davvero superato il limite a quella povera cristiana. Chiamala rabbia al balcone. Chiamala carenza di sonno. Chiamala come ti pare.

Monday, April 25, 2016

What do you think of my cover letter? Honestly




Dear small publishing house

Cara piccola casa editrice

There are a lot of things in The Spanish Quarter that should be politely ignored – unsavory things like panties hung from balconies, Camorra shootings, Saharan winds, unrequited love, the city of Naples itself. But my novella doesn’t take well to blindness.

Esistono molte cose in The Spanish Quarter che, per buona educazione, vi converrebbe passare sopra – cose sgradevoli come mutandine appese dai balconi, sparatorie di camorra, venti dal Sahara, l’amore non corrisposto, Napoli stessa. Ma la mia novella non tollera la ciecità.

Eddie is a linguistics student who has been living in Naples for so long as to nearly forget how to pronounce her own American name. The only one of her friends at the centuries-old Istituto Orientale who can truly breathe it – Heddi – is Luca Falcone, the desirable, enigmatic rebel and Arabic scholar whom she privately loves.

Eddie è studentessa di lingue che vive a Napoli da così tanto da quasi dimenticare come si pronuncia il proprio nome americano. L’unico dei suoi compagni dell’antichissimo Istituto Orientale capace davvero di sospirarlo – Heddi – è Luca Falcone, l’attraente ed enigmatico ribelle e studioso di arabo che lei di nascosto ama.

But one night when they sleep fully dressed in his bed, their delicate friendship is tipped into a tangle of misunderstandings and romantic dead ends – involving Laura, Eddie’s overtly sexual and likely anorexic roommate, and Cesare, an eccentric and obsessive poet.

Ma con una notte trascorsa pur completamente vestiti nel letto di Luca, la loro delicata amicizia viene rovesciata in un groviglio di malintesi e di vicoli ciechi d’amore – coinvolgendo Laura, la compagna di stanza di Eddie di una sessualità plateale e un’anoressia presumibile, e Cesare, poeta eccentrico e ossessivo.

The ghetto they all share, the Spanish Quarter – marinating in squalor since its conception in the 1500s as a barracks for the Spanish army – is a place popping and grunting with local life but entirely deprived of sunlight. In fact, it is a symmetrical but delirious labyrinth, complete with a bull-like dog at its heart, whose dark streets Eddie must grope through in order to see the truth, not only about Luca but also about herself.

Il rione da loro condiviso, i Quartieri Spagnoli – a mollo nello squallore sin dalla sua nascita nel Cinquecento, quando sorsero come guarnigioni per l’esercito spagnolo – è un luogo che scoppietta e grugnisce di vita locale pur essendo completamente privo di luce. Ineffetti, è un labirinto simmetrico ma non per questo meno delirante, con tanto di cane-toro nel suo cuore, vicoli in cui Eddie deve brancolare nel buio per poter vedere la verità, non solo su di Luca ma anche su di se stessa.

That this 21,000-word novella is actually a true story may be irrelevant. It’s simply that this American writer with Cherokee blood and a Neapolitan heart, transplanted to New Zealand, is wired to search far and wide for the truth. I’m a freelance translator and copyeditor for academic publications, in particular for E.J. Brill (Leiden, the Netherlands), and I have an English-Italian bilingual blog called Confessions of a Wannabe Writer.

Che questa novella lunga 21.000 parole è effettivamente una storia vera può essere di poco rilevanza. È soltanto che questa scrittrice americana con sangue Cherokee e un cuore napoletano, trapiantata nella Nuova Zelanda, ha una predisposizione congenita alla ricerca, in lungo e in largo, della verità. Sono traduttrice freelance e revisore di testi accademici, in particolare per E.J. Brill (Leiden, Paesi Bassi), e ho un blog bilingue di nome Confessions of a Wannabe Writer.

Please find the attached manuscript. I appreciate your time considering my submission and look forward to hearing from you.

Si allega il manoscritto. Ringraziandovi in anticipo per il tempo dedicato a considerare la mia presentazione, rimango in attesa di una vostra risposta.

Sincerely, Heddi Goodrich

In fede, Heddi Goodrich

Friday, April 8, 2016

Open letter to my dark angel in Italy

Black moth by UK sculptor Jilly Sutton
 www.jillysuttonsculpture.com/
You pestered me until I wrote you the short story that you were so strangely convinced I could write. You made me push away all my very important distractions – birthday cakes, academic proofreading, the exercycle – so that I could find the time to write it. You forced me to make space and quiet and a cup of tea so that I could be up with the crickets and the crickets alone.

Mi hai messa in croce finché non ti abbia scritto quel racconto che eri stranamente convinto che fossi capace di scrivere. Mi hai fatto allontanare tutte le mie importantissime distrazioni – torte di compleanno, revisioni accademiche, la ciclette – per poter trovare il tempo per scriverlo. Mi hai costretta a fare spazio e silenzio e una tazza di tè per poter rimanere sveglia con i grilli, soltanto con i grilli.

And then something happened: words came descending down from the night like fireflies. The story wrote itself, and when I finally looked at it I saw a thing of dark beauty.

E poi è successa una cosa: le parole hanno cominciato a scendere come lucciole dalla notte. Il racconto si è scritto da solo, e quando finalmente l’ho guardato ho visto una cosa di una bellezza oscura.

Please don’t worry if it doesn’t actually fit into your collection of short stories, if it will never see the light of day. It doesn’t matter. Because if it weren’t for you, my enigmatic and non-negotiable angel, I wouldn’t have found my style, my voice.

Ti prego di non preoccuparti se alla fine non si inserisce nella tua raccolta di racconti, se non vedrà mai la luce del giorno. Non importa. Perché se non fosse per te, il mio angelo enigmatico e intransigente, non avrei trovato il mio stile, la mia voce.

I’ve never even seen your face, and yet you have played a tiny but pivotal role in my chaotic life, like the ripple effect of a butterfly flapping its wings somewhere in the Amazon. And perhaps, more than an angel, you are a butterfly, like the black moth that flew in the house the other night, as big as a hummingbird. Now, when I least expect it, it comes reaching out to me – a fragment, or a figment, of the night – before disappearing back into the dark folds of some curtain.

Non ho mai visto neppure il tuo viso eppure hai svolto un ruolo piccolo ma fondamentale nella mia vita caotica, come l’effetto domino di una farfalla che batte le ali in un punto ignoto dell’Amazzonia. Infatti, forse più che un angelo sei una farfalla, come quella falena nera che è volata in casa l’altra sera, grande come un colibrì. Ora, quando meno me lo aspetto, si fa vedere – un frammento della notte o della fantasia – prima di sparire di nuovo tra le pieghe scure di qualche tenda.

There are no words to thank you. Sleep well and, for this and other reasons, be at peace with the universe!

Non ci sono parole per ringraziarti. Dormi bene e, per questo e altri motivi, sii in pace con il mondo!

Monday, March 14, 2016

How self-editing is like cutting your own hair

Barn owl painting by Cara Lockhart Smith
https://caralockhartsmith.wordpress.com/tag/barn-owl/
Despite being a Cancerian, I’ve been known to be quite impulsive. How else would an American spend a decade in Italy only to end up in New Zealand married to an Irishman? Even little things like the chores are often left to impulse: last Saturday I waited till I was dressed for a night out – glittery necklace, heels and all – to clean the toilet bowl. At least then we both sparkled.

Nonostante io sia del segno del Cancro, tendo ad essere piuttosto impulsiva. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un’americana che ha trascorso un decennio in Italia sia finita nella Nuova Zelanda sposata con un irlandese. Anche le cose più banali come i servizi di casa sono spesso lasciate al caso: sabato scorso ho aspettato di prepararmi per una serata fuori – collana luccicante, tacchi e tutto – per lavare il cesso. Così almeno eravamo in due a brillare.

The other night after the kids were in bed, I suddenly decided that my hair desperately needed a cut. Immediately. So out came a Google tutorial, a pair of dull scissors, a hair tie and a mirror.

L’altra sera dopo che i bambini si erano addormentati, ho deciso all’improvviso che i miei capelli avevano disperatamente bisogno di un taglio. E subito. Allora ho tirato fuori un tutorial su Google, un paio di forbici non affilate, un elastico e uno specchio.

I was freaked out, believe me. But only two weeks earlier I’d thrown myself into a huge, spontaneous edit of my unpublished novel, a major makeover including some structural work and tightening a few thematic threads. So I figured cutting my hair had to be a breeze compared to that.

Mi stavo cagando sotto, credimi. Però solo due settimane prima mi ero buttata in un’enorme auto-revisione spontanea del mio manoscritto inedito, una trasformazione totale con tanto di lavori strutturali e raffinamento di fili tematici. Allora ho pensato che tagliarmi i capelli da sola sarebbe stato una passeggiata a confronto.

In fact, I discovered that the two processes are very similar. This is how self-editing is like cutting your own hair:

Infatti, ho scoperto che i due processi si assomigliano molto. Ecco come l’auto-revisione è simile all’auto-taglio di capelli:

1. You do it because you’ve grown.

1. Lo fai alla fine di una fase di crescita.

2. It costs you nothing.

2. Non ti viene a costare nulla.

3. You need a steady hand and the internet.

3. Bisogna avere la mano ferma e l’internet.

4. You have to look at yourself long and hard in the mirror.

4. Devi esaminarti a lungo allo specchio.

5. You have to really know your style.

5. Devi conoscere a fondo il tuo stile.

6. It’s very liberating and empowering, and once you start chopping you won’t want to stop.

6. È liberatorio e stimolante, e una volta che hai iniziato a tagliare non vorrai fermarti più.

7. There will be areas that require finishing touches over the next few days.

7. Ci saranno delle parti a cui servono gli ultimi ritocchi, nei giorni successivi.

8. You won’t want to show a soul until you’re completely done.
 
8. Non vorrai farlo vedere a nessuno finché non sarà tutto concluso.

Thursday, February 25, 2016

For you, tonight


These hot summer nights remind me of you
Of feeling no difference between the outside
And the inside of my skin
Of your breath against my ear, the whisper of the sea
The waves rolling out before us, a map we couldn’t read

Queste calde serate d’estate mi ricordano di te
Del provare la medesima sensazione sia fuori
Che dentro la mia pelle
Del tuo respiro al mio orecchio, il sussurro del mare
Le onde che si srotolavano davanti a noi, una mappa che non sapevamo leggere

This weightless air reminds me of you
Of being suspended there in time
And reaching out to space
Of nights with no moon, nights with no hours
A starry curtain before us, too dark to see through

Quest’aria senza peso mi ricorda di te
Del rimanere sospesa là nel tempo
E allungare il braccio verso lo spazio
Delle notti senza luna, delle notti senza ore
Un velo stellato davanti a noi, troppo buio da penetrare con gli occhi

These chirping ghosts remind me of you
Of waiting in silence to come out
And live one night on this earth
Of your voice in the dark, your hand taking mine
A sound from the depths, a language I never learned

Questi fantasmi che friniscono mi ricordano di te
Dell’attesa silenziosa prima di uscire
Per vivere una sola notte sulla terra
Della tua voce al buio, la tua mano che prendeva la mia
Un verso dal profondo, un linguaggio che non ho mai imparato

Wednesday, February 10, 2016

Marbles in the mouth

Click on the link below to see comedian Andriano Celetano 'teaching' his students how to speak English (the lyrics are gibberish) https://www.youtube.com/watch?v=-VsmF9m_Nt8&feature=player_detailpage

How strange that after fifteen years in the Land of the Long White Cloud I still can’t get my tongue around the New Zealand accent. I couldn’t correctly mimic a single sentence even if my children’s lives depended on it.

Strano che dopo quindici anni nella Terra dalla Lunga Nuvola Bianca ancora non riesco a riprodurre l’accento neozelandese. Non sarei capace di correttamente imitare una sola frase neanche se ne dipendesse la vita dei miei figli.

Maybe it’s actually because I can’t get my ears around Kiwi English. The other morning before work my husband, a New-Zealand-raised education manager, said that he was introducing a business conference on friends with benefits. It took me a while to grasp that he meant fringe benefits. At least the misunderstanding gave him the funny opening line he needed to loosen up the audience.

Ma forse questo è dovuto piuttosto alla mia incapacità di sentire l’inglese ‘kiwi.’ L’altra mattina prima di andare a lavoro mi ha detto mio marito, direttore didattico cresciuto nella Nuova Zelanda, che avrebbe introdotto una conferenza sui friends with benefits (amici di letto). Ci ho messo un po’ per capire che parlava di fringe benefits. Almeno il fraintendimento gli ha dato la battuta di apertura che gli serviva per scioglere la platea.

When my husband is outside doing Kiwi stuff like hammering a deck or fixing the gutter, he listens to New Zealand talk radio. Muffled through the kitchen window, to me it’s not English but complete gibberish, like someone talking with marbles in their mouth. Not just challenging but decidedly unappetizing.

Quando mio marito sta fuori ad affaccendarsi alla kiwi – martellando il terrazzino o riparando la grondaia – ascolta la talk radio neozelandese. Smorzato attraverso la finestra della cucina, non è inglese ma un linguaggio completamente privo di senso, come se si parlasse con la bocca riempita di biglie. Non solo arduo ma decisamente poco appetitoso.

My littlest boy sometimes speaks gibberish too, but not in his ‘native’ Italian, in which he goes on very coherently about which t-shirt he’d like to wear, where he threw his blue dummy, what toucans eat for breakfast. All in a musical rhythm with the purest vowels.

Anche mio figlio più piccino dice cose senza senso – ma non nella sua ‘madrelingua,’ l’italiano, nel quale blatera con la massima coerenza di quale maglietta che vuole indossare, dove ha buttato il ciuccio blu, cosa mangiano i tucani a colazione. Il tutto con un ritmo musicale e le vocali più pure.

It’s only recently that he started learning English, from of Dora the Explorer, which in its dubbed Italian version teaches a sort of mangled English. So these days when my little one talks gibberish it’s him getting his tongue around English, and it sounds like…marbles in the mouth.

È solo di recente che ha iniziato a imparare l’inglese, da Dora l’esporatrice, un programma che doppiato in italiano insegna una specie di inglese storpiato. Allora in questi giorni quando il pupo dice cose incomprensibili è il suo modo di esercitarsi a pronunciare l’inglese, e il risultato è proprio come…parlare con le biglie in bocca.

Maybe it’s not the New Zealand accent at all but rather what English, in all its regional forms, sounds like once the sense is removed. It’s just plain unattractive, but you’re bound to it and perhaps even in love with it. It’s like the gradual realization that you married a total nerd. English, in those private nights of writing, rocks my world, but for the love of god let me live out my daylight hours in Italian.

Forse è cosi che suona non l’accento neozelandese ma invece l’inglese in tutte le sue forme regionali una volta svuotato di senso. È ineffetti sgradevole, ma ci sei legato e forse te ne sei pure innamorato. È come la lenta consapevolezza che hai sposato un imbranato totale. L’inglese, in quelle notti private di scrittura, mi sconvolge, ma per l’amore del cielo fammi vivere le mie ore diurne in italiano.

Tuesday, January 26, 2016

As quiet as a lemon


Years ago I constantly sketched. I had permanent calluses on my right middle finger from my 4B pencil.

Anni fa stavo sempre a fare gli schizzi. Avevo calli perenni sul dito medio della mano destra dovuti alla mia matita 4B.

I did drawings of balconies, windows and alleyways, but also sketches of other artists’ work like marble sculptures, oil paintings, tarot cards. I drew my friends’ faces, my own torso in the mirror, my professor giving a lecture.

Facevo disegni di balconi, finestre e viuzze, ma anche schizzi di opere artistiche altrui come sculture in marmo, dipinti ad olio, i tarocchi. Disegnavo i volti dei miei amici, il mio torso allo specchio, la mia professoressa mentre teneva una lezione.

But my favorite thing to draw was still life. Mandarins, onions, apples, rigatoni, dry leaves, lemons. Especially lemons. When halved and squeezed, they turn into intricate labyrinths that never repeat themselves. Each one tells its own tortuous and beautiful tale.

Ma la cosa che più amavo disegnare era la natura morta. Mandarini, cipolle, mele, rigatoni, foglie secche, limoni. I limoni specialmente. Tagliati a metà e spremuti, si trasformano in intricati labirinti che non si ripetono mai più. Ognuno racconta la propria bella e tortuosa storia.

I loved drawing still life because it was so very still. So very silent. And it would sit with me patiently for hours till I recorded every last living detail in a hundred shades of grey.

Mi piaceva disegnare la natura morta perche era così immobile. Così silenziosa. E rimaneva lì accanto a me, con una pazienza che durava delle ore, finché non avessi registrato ogni singolo suo dettaglio vivente in cento sfumature di grigio.

But then I’d shut the sketchbook. I had no purpose for drawing, no intended audience – although I’d sometimes gift drawings to admirers. I drew only to become as still and silent as a discarded lemon.

Ma poi chiudevo il blocco. Non avevo nessuno scopo nel disegnare, nessuno spettatore di riferimento – anche se a volte regalavo un disegno a qualche ammiratore. Disegnavo solo per diventare tanto immobile e silenziosa quanto un limone scartato.

These days I only make animal doodles on demand for my kids. I’ve even lost my confidence. My artistic outlet now is writing. Blah blah, words everywhere! I have so much to say that I constantly have to cut. And I write to be read, to engage people.

Oggi faccio soltanto qualche scarabocchio di animali su richiesta per i miei figli. Ho persino fino fiducia nelle mie capacità artistiche. Il mio sfogo artistico adesso è la scrittura. Bla bla, parole ovunque! Ho così tanto da dire che devo continuamente tagliare. E scrivo per essere letta, per coinvolgere le persone.

These two art forms – these two forms of self-expression – seem incompatible to me. Like they were performed by two completely different individuals. Or maybe not. Could writing, in the end, be just another way to freeze detail in time, and to ultimately reach a place beyond words? I'm not sure.

Queste due forme di arte – queste due forme di espressione – mi sembrano incompatibili. Come se fossero state compiute da due individui completamente diversi. O magari no. Potrebbe essere che infine la scrittura sia semplicemente un altro modo per non far sfuggire i dettagli della vita, e per arrivare alla fine in un luogo al di là delle parole? Non lo so di sicuro.