Sunday, May 13, 2018

Dimmi che non sono pazza


Dimmi che non sono pazza. Dalla nascita dei figli mi vengono delle piccole crisi, momenti di semi-svenimento in cui sento un violento abbassamento della pressione e il replay di una canzone in testa e sono paurosamente spaesata, come se rivivessi una giornata un po’ deprimente già vissuta una settimana o un mese fa. Dopo la crisi, non riesco a ricordare né il titolo della canzone né che giorno è. Il neurologo pensò all’epilessia ma lui non capisce niente: Google sa benissimo che sono emicranie silenziose, cioè aura senza mal di testa, e che uno dei fattori scatenanti è il consumo di cioccolato. Dimmi che non sono pazza a preferire il dolore al delirio, e il cioccolato ogni tanto a una vita completamente priva di vizi.

Tell me I’m not crazy. Ever since my kids were born I’ve experienced little episodes, moments when my blood pressure drops so violently I feel I’m going to faint and then I hear a song replayed in my head and I feel frighteningly disoriented, as though I were reliving a slightly depressing day from a week or a month ago. Afterwards, I can’t remember what song it was or what day it is. The neurologist said it might be epilepsy, but he doesn’t know what he’s talking about: Google knows full well that my episodes are silent migraines, that is, aura without pain, and that one of the triggers is chocolate. Tell me I’m not crazy to prefer pain over hallucinations, to prefer the occasional piece of chocolate over a life completely devoid of vice.

Dimmi che non sono pazza. Circa un anno fa mi sono risvegliata di notte fonda. Ho avuto perfino il tempo di maledire la mia vescica, quindi ero perfettamente, scorbuticamente sveglia. Ero girata di lato e, aprendo ora gli occhi, ho visto, proprio all’altezza della faccia, una bolla dorata. Era proprio come una bolla di sapone, iridescente e translucida, e proprio come una bolla si muoveva, ruotando dolcemente, ma sembrava uscita dall’oro liquido ed era grande grande come quelle bolle che fanno i clown. Mi sono spaventata a morte. In quel instante la bolla, come se colta in flagrante in chissà quale attività notturna, ha cominciato a fluttuare verso il soffitto. Su su su su lentamente ma secondo me il più veloce che poteva, finché non si è dissolta nell’oscurità. Sono sobbalzata dal letto e corsa come una forsennata per la casa che dormiva – ma no, non c’erano luci accese che potessero essersi infiltrate nella mia stanza, non c’era nemmeno la luna. Dimmi che non pazza a pensare che una bolla possa essere dotata di bontà e di volontà.

Tell me I’m not crazy. About a year ago I woke up in the middle of the night. I even had time to curse my bladder, so I was perfectly, grumpily awake. I was turned on my side and as I opened my eyes I saw, at the height of my face, a golden bubble. It was just like a soap bubble, iridescent and translucent, and it moved just like a bubble, rotating gently, but it looked like it had been blown from liquid gold and it was big and fat like the ones clowns make. It scared the bejeus out of me. In that instant, the bubble, as if caught red-handed in who knows what nocturnal activity, began to float towards the ceiling. Up up up it went, slowly but I think it was going as fast as it could, until it melted into the darkness. I jumped out of bed and ran like a mad woman around the sleeping house – but no, there weren’t any lights on that might have slipped their light into my room; there wasn’t even a moon. Tell me I’m not crazy to think that a bubble might possess the quality of goodness and the will to act.

Dimmi che non sono pazza. Di recente ho fatto un sogno bellissimo. Ho sognato di avere un senso alla mia esistenza, di aver trovato il mio dono e il modo di regalarlo agli altri. Mi sono svegliata e ho pensato che non era affatto un sogno ma la mia vita vera, e che per non svegliarmi mai da questa realtà avrei volentieri rinunciato al cioccolato, e altro ancora, per il resto della mia vita.

Tell me I’m not crazy. Recently I had a wonderful dream. I dreamed that my life had a purpose, that I’d found my gift and the way to give it away. I woke up and thought that it wasn’t a dream at all but my real life, and that if it meant I’d never have to wake up from this reality I’d happily give up chocolate, and more, for the rest of my life.