Monday, October 31, 2016

Sneak peak p.1


Photo by Laura Basco
“Heddi.”

I heard my name pronounced as no one had in years, like a person might say the name of an exotic species. Rising into a question but mastered – subtle aspiration, short vowels and all – as if it had been breathed in private again and again until it could unravel with startling casualness. No other sound in all of the Spanish Quarter, not a woman screaming bloody cheater or a gun popping with the thrill of vendetta, could have made me to turn away from that murmuring fireplace on such a cold night.

“Heddi.”

Sentii il suono del mio nome come non lo sentivo da anni, come il nome di una specie esotica. Pronunciato con tono interrogativo ma perfezionato, come se fosse stato recitato più e più volte – con tanto di respiro sottile e vocali corte – fino a srotolarsi sillaba per sillaba con una disinvoltura stupefacente. Nessun altro suono in tutti i Quartieri Spagnoli, né l’urlo micidiale di una donna tradita né una raffica di pallottole in un raptus di vendetta, mi avrebbe fatto allontanare dal caldo brusio del camino in una notte così gelida.

There stood a boy – a man – his mouth tightened like he’d said his bit and now it was my turn. His shirt was tucked in at the waist, rolled up at the arms and strained at the heart, a handy breast pocket barely managing a pack of cigarettes. Nothing like the other guests, who hid their wholesome Italian upbringing under hard-won dreadlocks and threadbare jackets. Despite the hour, their secondhand scent, of patchouli and thrift shops and hashish, still hung in the kitchen, its sweetness fusing with the flat beer and the drying saffron risotto. Clearly, he wasn’t from our tribe of linguists, the Istituto Orientale. Yet he was standing there, a lake still and deep with purpose.

Davanti a me c’era un ragazzo, un’uomo, con la bocca stretta come se avesse già detto la sua e ora toccava a me. Aveva la camicia infilata nei jeans, le maniche rimboccate fino al gomito e un utilissimo taschino, proprio sopra il cuore, teso dallo sforzo di contenere un pacchetto di sigarette. Niente a che vedere con gli altri ospiti, che nascondevano un’infanzia più che salutare sotto giacche punkabbestia e rasta così faticosamente conquistati. Nonostante l’ora, il loro profumo – di patchouli e hashish e vestiti di seconda mano – aleggiava ancora nella cucina, dissolvendosi dolcemente negli odori di birra sgasata e risotto allo zafferano. Lui ovviamente non proveniva dalla nostra tribù di linguisti dell’Orientale. Eppure se ne stava là, con la quiete intensa di un lago profondo.

“Here, I made this for you,” he said, fishing something out of his jeans pocket. Definitely a southern Italian accent, if not Neapolitan. His hand quivered, a slight ruffle, as he handed me a cassette tape in its homemade case. Per Heddi, it read, beginning with a capital H and ending with an inky splash, the dot on my long-forgotten i.

“Tieni, l’ho fatta per te,” disse, tirando qualcosa fuori dalla tasca del pantalone. Aveva senza dubbio la cadenza meridionale, se non napoletana. La mano gli tremò, un leggerissimo agitare delle acque, mentre mi tese una cassetta in una custodia decorata a mano. Per Heddi, c’era scritto, proprio così, a cominciare dalla H maiuscola fino a uno schizzo d’inchiostro, il puntino sopra quella i che quasi non ricordavo più di avere.

This threw me. It was often the spelling of my name that derailed its pronunciation, for then it was easy to take it to its literal extreme, with a melodramatically elongated e and the d duly hardened by consonant doubling, which southern Italians took so very much to heart. That the H was ignored was entirely forgivable, for in Naples breathiness was reserved exclusively for laughter. Eee-dd-i. “As in Eddie Murphy?” people would ask and I would simply nod. I didn’t mind as much as I should have. Heddi was before and Eddie was now.

Ne fui destabilizzata. Era proprio lo spelling del mio nome che spesso ne deragliava la pronuncia, perché allora era facile portarlo al suo estremo letterale, con la e melodrammaticamente allungata e la d doverosamente rinforzata dalla geminazione consonantica, che al Sud si prendeva tanto a cuore. Era del tutto perdonabile che la H venisse trascurata: a Napoli l’espirazione era riservata esclusivamente al riso. “Come Eddie Murphy?” mi dicevano e io annuivo e basta. Non mi dispiaceva poi così tanto. Heddi era prima, Eddie era adesso.

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