Sunday, February 1, 2015

Little mental altar


Literary agent
Soumeya Bendimerad
In order to improve my chances with every literary agent that I query with my memoir, I tend to build a little mental altar.

Per aumentare le mie probabilità di successo con ogni agente letterario a cui invio una lettera di richiesta riguardo al mio libro di memorie, tendo a construire un piccolo altare mentale.

In the center of this imaginary shrine is a photograph of the agent surrounded by objects symbolizing their hobbies and literary preferences: a silver tennis racquet, a map of the Greek islands, a cookbook. At each side I imagine little flickering candles, perhaps a bit of incense if I’m in the mood. I hold these images of my desired agent in my mind. Praying is out of the question. I’m not that desperate.

Al centro di questo altare immaginario è la fotografia del agente circondata da oggetti che simboleggiano i suoi hobby e le preferenze letterarie: una racchetta da tennis, una mappa delle isole greche, un libro di ricette. Ai lati immagino delle candeline tremolanti, forse un po’ di incenso se me la sento. Tengo in mente queste immagini del agente dei miei desideri. Pregare è fuori discussione. Non sono così disperata.

My latest shrine is to a U.K. agent named Soumeya Bendimerad. From her online picture, she seems young. A spring dress, very little make-up. An open, heart-shaped face. Possibly an angel.

L’altare più recente è quello dedicato a un agente britannico di nome Soumeya Bendimerad. A giudicare dalla sua foto sull’internet, è giovane. Un vestito primaverile, poco truccata. Una faccia aperta, a forma di cuore. Magari è un angelo.

Around Soumeya’s photograph, the altar has sheet music, an oil painting, a travel book, a black and white family photograph. We could totally become best friends, and I mentally light a good ten candles for her. The scented ones.

Intorno alla fotografia di Soumeya, l’altare ha spartiti, un dipinto ad olio, una guida turistica, una foto di famiglia in bianco e nero. Sicuramente potremmo diventare migliori amiche, e mentalmente accendo ben dieci candele per lei. Di quelle profumate.

I stare at her picture and I say to myself, “Soumeya, Soumeya! I know I queried you at a busy time, just before Christmas when you were packing your backpack for your Botticelli tour of Florence. But now that you’ve finally seen The Birth of Venus in person and had your fill of Panettone, more than ever before you’ll be more taken with all things Italian and you’ll have the peace of mind to sit in your office and be blown away by my first two chapters about life and love in Naples. I can tell you’re perceptive enough to see it’s clearly a bestseller. My dear Soumeya, let’s catch up soon!”

Fisso la sua immagine e dico tra me, “Soumeya, Soumeya! Lo so che ti ho contattato in un periodo incasinato, proprio sotto Natale mentre facevi i bagagli per fare un giro di Firenze all’insegna di Botticelli. Ma ora che hai finalmente visto di persona La Nascita di Venere e ti sei abbuffata di Panettone, più che mai sarai affascinata da tutte le cose italiane e avrai la tranquillità mentale di metterti seduta in ufficio e lasciarti trasportare dai miei primi due capitoli sulla vita e sull’amore a Napoli. Sento che sei perspicace abbastanza da intuire che si tratti chiaramente di un bestseller. Mia cara Soumeya, sentiamoci presto!”

I haven’t heard back as of yet. I’m sure she’s still unwinding from her travels and working through a mountain of paperwork. I’m patient. And I’m certainly not ready as of yet to dismantle her shrine. I’ve grown fond of her face, her leisure pursuits, her jasmine-scented candles.

Non ho ancora avuto risposta. Sicuramente si sta ancora riprendendo dal viaggio e sarà senz’altro inondata da scartoffie. Sono paziente. E non sono certamente pronta a smontare il suo altare. Mi sono affezionata al suo volto, ai suoi passatempi, alle sue candele profumate al gelsomino.

Mostly, I like her name. Soumeya. In Arabic, it means “perfect.” Or, alternatively, “toxic daughter of a tailor.” Fingers crossed.

Ma soprattutto mi piace il suo nome. Soumeya. In arabo significa “perfetta.” Oppure alternativamente, “figlia tossica di un sarto.”Speriamo bene.

Naples. Photograph by Gino Di Mare
 
(I’m off on vacation. See you in a month! Vado in ferie. Ci vediamo tra un mese!)

 

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