Saturday, October 25, 2014

Rejection letter: another 'mo'


The right attitude
I don’t know how, but it’s taken my littlest son over a year and a half to learn to say the word ‘no.’ Actually, mangled by his cute little inexperienced mouth, it sounds more like ‘mo,’ (meaning ‘now’ in Naples). Sometimes I think, Good boy, so young and he can already speak Neapolitan. And yet, if you think about it, ‘mo / now’ doesn’t show any less pigheadedness than ‘no.’ “Do you want to eat?” “Mo!”

Non so come, ma mio figlio più piccolo ci ha messo più un anno e mezzo per imparare a dire la parola ‘no’. Ineffetti, storpiato dalla sua boccuccia inesperta, suona piuttosto come ‘mo’. A volte penso, Bravo, così piccolo e già parla il napoletano. Eppure, se ci pensi, ‘mo’ non dimostra una cocciutaggine minore di ‘no’. “Vuoi la pappa, sì o no?” “Mo!”

Last week I got another rejection from a literary agent: Curtis and Brown Australia. I had already hardened myself to rejections of my manuscript in its old and pathetic form, but this is the first ‘no’ to Lost in the Spanish Quarter in its new amazing and marvellously genius revised form!

La settimana scorsa ho ricevuto un’altro rifiuto da parte di un agente letterario: Curtis and Brown Australia. Avevo già fatto il callo ai rifiuti del mio libro inedito nella sua vecchia e patetica forma, ma questo è il primo ‘no’ a Lost in the Spanish Quarter nella sua nuova revisione stupefacente e meravigliosamente geniale!

It figures. I’m a nobody. I don’t have a list of publications but a shopping list, though not any less significant. A short story entitled “A kilo of cheese,” an essay called “Dishwashing detergent,” not to mention my fairly successful novel All-Night Diapers.

Tipico. Non sono nessuno. Non ho una lista di pubblicazioni, ma una lista della spesa, non per questo meno sostanziosa. Un racconto breve intitolato “Un chilo di formaggio”, un saggio chiamato “Detersivo per i piatti”, per non parlare del mio romanzo di discreto successo Pannolini di notte.

What a blow, and just a week after burying my father-in-law. I would cry if there was time. But instead I’ve decided that I have to fight back like my son. To their ‘no,’ I say, “Mo! Now!”

Che botta, e solo una settimana dopo aver seppellito mio suocero. Piangerei se ci fosse il tempo. Ma ho deciso invece che devo reagire come mio figlio. Al loro ‘no’, rispondo, “Mo!” Adesso!

They say no? They’re idiots and I even feel sorry for them because one day my book will be a bestseller and they won’t be able to sleep at night so much are their stomachs twisting in knots from regret. Now I’ll pick myself back up, now I’ll find a more astute agent, or go straight to a more daring publishing house. Now, after seven years, my book is finally ready, the moment has come now for me to reap the rewards.

Loro dicono di no? Sono degli ignoranti e mi fanno pure pena perché un giorno il mio libro sarà un bestseller e loro non potranno più dormire la notte per le budella contorte dai rimpianti. Adesso mi ripiglio, adesso troverò un agente più astuto, o direttamente una casa editrice più audace. Adesso dopo sette anni il mio libro è finalmente maturo, adesso è arrivato il momento di cogliere i frutti.

Now and not in another seven years. Mo!
 
Adesso e non tra altri sette anni. Mo!

Monday, October 13, 2014

Sneak peek page 152: a passage from my manuscript

Photo by Gino di Mare
By the end of summer, Naples was a ghost town. It was only in part due to the exodus of all the fuori sede students, because millions of locals stayed put. You could tell that they were still there after the sun had rolled like a marble behind the sea, the hour at which all that humanity came seeping out of the buildings, freshly showered and voraciously awake. But for many hours of the day, the inhabitants were battened down in their homes, hiding from the heat.

A fine estate, Napoli si trasformava in città fantasma. Ciò era dovuto soltanto in parte all’esodo degli studenti fuori sede perché milioni di residenti ci rimanevano. La loro permanenza diventava evidente dopo che il sole era rotolato come una biglia dietro il mare, l’ora in cui tutta quell’umanità filtrava dai palazzi, tutti freschi di doccia, svegli e voraci. Ma per molte ore della giornata, gli abitanti erano barricati dentro casa, al riparo dal calore.

That clammy heat – afa they called it – was not just hot air but a thing. A touchable, almost corporeal entity that exhaled its sulfur through the streets and dug its sticky fingers into the garbage and then crawled effortlessly into the ground-floor vasci and even up through the window of your seventh-story room, to slip into bed with you, under your disheveled sheets. In your delirious siesta, the afa breathed into your neck and licked your hair and wouldn’t let you sleep.

Quel calore umido, l’afa, non era semplicemente aria calda, ma una cosa. Un’entità palpabile, quasi corporea, che espirava zolfo per le strade e sprofondava le dita appiccicose nell’immondizia per poi infilarsi senza il minimo sforzo nei bassi a piano terra e anche per la finestra della tua stanza al settimo piano, per scivolare nel tuo letto, sotto le lenzuola aggrovigliate. In quella siesta delirante, l’afa ti respirava sul collo e ti leccava i capelli e non ti faceva dormire.

Greece, with its wind flat off the steppe and its waters rushed in crystal clear from the open sea, indeed seemed the entire width of Italy and two seas away.

La Grecia, con quel vento giunto inostacolato dalle steppe e quelle acque cristalline sprigionate dal mare aperto, ineffetti sembrava separata da Napoli da dall’intera larghezza dell’Italia e in più da due mari.

All the while, the Gulf of Naples sat there twinkling and laughing at those of us who were left behind. Come and get me. But there were no real beaches in the city, and anyway the water was only good for feeding mussels. I constantly had to fight back the feeling that I shouldn’t be there studying and waiting, that I should be, like all the other students, far far away. And hadn’t I been, not that long ago?

E tutto il tempo il Golfo di Napoli stava lì ad ammiccare e a ridere in faccia a chi c’era stato abbandonato. Venite a prendermi. Ma non c’erano spiagge vere e proprie in città, e comunque l’acqua era buona soltanto a nutrire le cozze. Di continuo io dovevo respingere la sensazione inquietante che non dovevo stare là a studiare e aspettare, che dovevo invece stare, come tutti gli altri studenti, in un paese lontano lontano. E non c’ero stata poi, non tanto tempo fa?