Friday, May 20, 2011

Now and then (Italian-English)

Ogni tanto io e il mio figlioletto giochiamo al dottore. "Dottoressa," mi ordina, "ancora medicina!" Il tono sarà fuori luogo, ma il titolo è azzeccato: infatti sono 'dottoressa' da anni, dal momento in cui Professor Bonfantini - con la mia tesi sotto braccio - mi strinse la mano troppo forte nella chiesa sconsacrata di fronte alla sede principale dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ci fu l'applauso di sconosciuti e i flash di macchine fotografiche. Quelle grosse e pesanti con la messa a fuoco manuale. Era il 1996.

Now and then my young son and I play doctor. "Doctor," he orders, "more medicine!" His tone might be inappropriate but the title is on the mark: in fact for years I've been a doctor (in the Italian sense of 'graduate'), from the moment Professor Bonfantini - with my thesis under his arm - shook my hand too hard in the deconsecrated church opposite the main building of the Oriental Institute of Naples. There was the applause of strangers and the flashes of cameras. The big heavy kind with manual focus. It was 1996.

"Auguri, dottoressa," mi disse attraverso il microfono, gli occhi a palla esageratamente grandi dietro le lenti a fondo di bottiglia. Essendo del cosiddetto vecchio ordinamento, la mia laurea era l'equipollente di un masters in America. Fuori alla chiesa, Bonfantini non mi offrì un caffè, bensì un dottorato all'Università di Bari. Feci un gesto di cacciare una mosca.

"Congratulations, doctor," he said through the microphone, his bulging eyes exaggeratedly big behind his bottle-bottom lenses. Being of the so-called 'old system', my degree was the equivalent of a masters in America. Outside the church, Bonfantini didn't offer me a coffee but rather a doctorate at the University of Bari. I swatted at a fly.

In questi giorni ho ritrovato quella tesi - rilegata, con copertina blu e il titolo stampato in oro. Apro a casaccio, a pagina 40, e leggo: "Le abitudini linguistiche che si cristallizzano in noi sin dal nostro ingresso nella sfera sociale determinano le nostre categorie mentali, il nostro modo di strutturare la percezione del mondo."

Recently I found my old thesis - bound, with a blue cover and the title in gold lettering. I open randomly to page 40 and read: "The linguistic habits that crystallize themselves inside us from our very first entrance in the social sphere determine our mental categories, our way of structuring our perception of the world."

Caspita, mica male. Deglutisco. Quel mio brano mi mette soggezione. Non fa altro che rafforzare la mia ipotesi - formulata qualche anno dopo che ho lasciato Napoli - che il mio italiano è oramai scadente. Forse anche scaduto.

Wow, not too bad. I gulp. My own passage intimidates me. It does nothing but confirm my theory - since a few years after leaving Naples - that my Italian has become second-rate. Or maybe even past its use-by date.

Ma era veramente tanto superiore il mio italiano di allora?

But was my Italian back then actually that much better?

All'epoca ero - credo - l'unica studentessa straniera in tutta l'università. Parlavo italiano tutto il giorno: l'inglese era un ricordo lontano. Portavo una giacca verde scamosciata di seconda mano. Uno zaino sbiadito pieno di libri. Prendevo un cappuccio e un cornetto all'albicocca al bar prima di andare al cinema, dove si tenevano le lezioni di glottologia di Silvestri. Usavo la terminologia specialistica del mio campo: genitivo, interpretazione, struttura semantica. Vivevo in una casa seicentesca con le macchie di umidità sulle pareti. D'inverno facevo la doccia per riscaldarmi. Ero abbronzata da aprile in poi. Con i miei amici, bevevo la Peroni e mangiavo la pizza bianca con salsiccia e friarelli. Facevo le notti in bianco a discutere di filosofia. Citavo i grandi: Wittgenstein, Bachtin, de Saussure. Bestemmiavo rispettosamente in dialetto. Mi raccoglievo i capelli scompigliati in uno chignon.

At the time I was - I believe - the only foreign student in the whole university. I spoke Italian all day: English was a distant memory. I used to wear a second-hand green suede jacket. A faded backpack full of books. I'd have a cappuccino and an apricot croissant in a café before heading to the movie theater where Silvestri's linguistics lectures were held. I used specialist terminology from my field: genitive, interpretation, semantic structure. I lived in a 17th-century apartment with damp stains on the wall. In the winter I'd take a shower to warm up. I had a tan from April onwards. With my friends I drank Peroni beer and ate white pizza with sausages and rape. I would spend sleepless nights talking philosophy. I could quote the greats: Wittgenstein, Bachtin, de Saussure. I respectfully cursed in dialect. I'd put my messy hair up in a bun.

E adesso? Parlo l'italiano tutto il giorno, con mio figlio. Mi risponde o in italiano con flessione a volte meridionale a volte settentrionale, oppure in inglese con accento decisamente tedesco. (Mah!) Porto pantaloni con mille tasche e uno zaino pieno di salviettine umidificate, mele, acqua. Uso la terminologia specialistica del mio campo: passeggino, bua, crisi di nervi. Sono esperta in diminutivi: salamino, scimmietta, bacetto. Cammino nel bosco in cerca di un bastone a forma di martello. Scandisco, cercando di far capire al piccolo la differenza tra martello e mirtillo, tra cane e carne. Cito i grandi: Tigro, Pimpa, Paperino. Faccio ancora le notti in bianco. Imploro dio molto più spesso. Mi raccolgo i capelli scompigliati in uno chignon.

What about now? I speak Italian all day with my son. He answers back either in Italian with a sometimes southern and other times northern accent, or in English with a decidedly German accent. (Beats me!) I wear pants with thousands of pockets and a backpack full of wet wipes, apples, water. I use specialist terminology from my field: stroller, boo-boo, nervous breakdown. I'm an expert in diminutives: an itty-bitty piece of salami, little monkey, kissy-poo. I walk through the forest looking for a stick shaped like a hammer. I annunciate, trying to teach the little guy the difference between a hammer and ham, dog and dug. I can quote the greats: Tigger, Pimpa, Donald Duck. I still spend sleepless nights. I implore God a lot more. I put my messy hair up in a bun.

Ci ho messo più di sei mesi per scrivere la mia tesi. Ma ho scritto questo articolo nel giro di un micropisolino del pupo. E penso tra me e me, "Mica male."

It took me over six months to write my thesis. But I just wrote this article in the time it took for my little man to have a power nap. And I think to myself, "Not too bad."

2 comments:

  1. Grazie per aver partecipato alla newsletter della Dante!
    Vieni a trovarmi se vuoi, io sono qui:
    http://alessandrazecchini.blogspot.com/

    Ciao
    Alessandra

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  2. E' un'onore essere inclusa nel newsletter, ti assicuro! Il tuo blog e' stupendo, davvero professionale: e' cosi' creativo che penso ne prendero' spunto non solo in cucina...Auguroni!

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